C'è una frase che mi tormenta da molti anni. È celeberrima, l'ha pronunciata un famoso massmediologo qualche decennio fa, e recita: “Il medium è il messaggio”. Tuttora stento a capirne il senso, che molti ritengono folgorante, e a intuirne la veridicità. Ogni volta che ci rifletto, non riesco a non pensare a Luciano Pivotto. Mi sembra infatti che il significato del suo percorso artistico possa essere almeno in parte sintetizzato in questa parafrasi della celebre frase: “Il messaggio non è il medium”. Non è un'affermazione da poco, in questo momento in cui ogni operazione artistica sembra consistere in una pura esercitazione di stile. Il messaggio, nelle opere di Luciano Pivotto, non si identifica con il medium, con il linguaggio. Il medium è spesso un codice linguistico figurato, che ha come singoli idiomi le bandire navali o i gesti in cui comunicano i sordomuti. Talvolta il “mezzo di trasmissione” del messaggio è la semplice, consueta scrittura: o, meglio, dei frammenti di scrittura, sottratti da pagine di giornali illustrati. Il messaggio è un invito a non limitarsi al medium, a cercare nelle trame della comunicazione un senso che travalica il messaggio, il funzionamento del codice e i suoi affascinanti ingranaggi.

Roberto Borghi